PELLEREY M. (a cura di), Soft skill e orientamento professionale

Michele Pellerey

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali/CNOS-FAP, 2017

In questi ultimi anni si è passati progressivamente dalla considerazione dell’orientamento come un insieme di servizi, spesso esterni alle istituzioni formative o almeno autonomi da esse, volti a facilitare la scelta professionale dell’individuo, a una concezione in cui l’orientamento è inteso come processo nel quale il soggetto si costituisce come attivo protagonista delle sue scelte. Più in particolare, si può affermare che l’orientamento non deve essere considerato come un processo limitato a un livello scolastico, anche se la scuola secondaria è un momento forte dell’applicazione di tale intervento, ma che riguarda tutte le fasi del percorso formativo di una persona. Inoltre, si presenta come un processo educativo, continuo, finalizzato a far acquisire e a far utilizzare alla persona le conoscenze, le abilità, le competenze e gli atteggiamenti necessari per effettuare le scelte che continuamente è chiamata a compiere, soprattutto in relazione all’attività professionale. Notevole mi sembra che sia la consonanza tra le indicazioni di politica educativa appena richiamate e le conclusioni del volume in esame. Infatti, tra l’altro il sottotitolo del libro presenta l’orientamento professionale come una dimensione permanente di ogni processo educativo a partire dalla scuola dell’infanzia e questa sua caratterizzazione costituirebbe una risposta alla domanda formativa del mercato del lavoro, della ricerca e delle istituzioni europee e nazionali. L’ottica in cui dovrebbe porsi l’orientamento professionale è quella della “career education” e la finalità sarebbe quella di aiutare le persone a capire le fasi dell’iter professionale, a conoscere i compiti evolutivi e a formare le competenze richieste per la gestione delle varie funzioni. Tale prospettiva va però ripensata in relazione alle caratteristiche dell’attuale contesto sociale che si contraddistingue per la problematicità che s’incontra a disegnare precise linee di sviluppo di specifici ambiti di lavoro a motivo dell’accelerazione del cambiamento nella società. Per superare queste difficoltà il volume correttamente propone di far entrare in gioco competenze trasversali rispetto alle varie filiere professionali. Più specificamente si tratta delle soft skill o competenze personali da aggiungere alle hard skill o competenze tecnico-professionali. In particolare, mi soffermo sulle prime meno conosciute, ossia dei tratti della personalità, delle caratteristiche del carattere e degli aspetti socio-emozionali. Più specificamente si tratterebbe delle cosiddette “cinque dimensioni”: l’apertura all’esperienza, la coscienziosità, l’amicalità, l’estroversione e la stabilità emotiva. Esse risultano connesse alla personalità del soggetto e non sono misurabili e standardizzabili come altri aspetti dell’individuo. Al tempo stesso esse riescono a predire meglio di altre qualità sia le prestazioni scolastiche e lavorative che la situazione della salute e, in negativo, le probabilità di comportamenti illegali. Pertanto a scuola non è più sufficiente trasmettere dei contenuti in senso stretto, ma bisogna attivare tutte le potenzialità degli studenti e non solo la memoria, la precisione e la ripetizione. Un’altra conclusione preziosa dello studio va vista nella conferma della centralità della persona e della sua crescita multidimensionale in ogni processo veramente educativo. Dimenticarla o sottovalutarla esporrebbe al pericolo di non riuscire a raggiungere la finalità voluta di uno sviluppo pieno e di una professionalità soddisfacente. Per promuovere la crescita desiderata negli studenti si richiede un buon insegnante qualificato da un complesso di competenze sia di natura disciplinare e didattica, o tecnico-operative, sia di natura personale o etico-relazionali. Allo stesso tempo è necessaria la presenza di una comunità educativa che sviluppi azioni di influenza condivise da tutti i membri sia quelli che operano nelle istituzioni formative sia quelli che rappresentano il territorio. Certamente ci troviamo di fronte a uno studio di avanguardia. La documentazione di riferimento è completa quanto alla letteratura scientifica utilizzata. Il disegno di analisi è particolarmente valido ed efficace e i risultati appaiono condivisibili sia sul piano teorico che su quello pratico. Significative sono anche le linee di azione in essa contenute che sicuramente consentiranno all’IeFP di poter operare nell’ambito dell’orientamento professionale con metodologie ancora più efficaci.

A cura di G. Malizia

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